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La Pasta Integrale fa Male? Cosa c’è di Vero?

pasta integrale con pomodori su tavolo di legno

Parliamo della pasta integrale nell’era delle contraddizioni, dove istituti di ricerca scientifica in ambito alimentare spuntano come funghi, pronunciandosi continuamente sulla qualità ma soprattutto sull’impatto che gli alimenti che comunemente mangiamo hanno sul nostro organismo. In questo clima di confusione scientifica e mediatica non poteva mancare lei, la pasta.

Conosciamo meglio la pasta integrale

La pasta integrale sembrava essere la soluzione ideale per chiunque volesse perdere peso (infatti all’inizio pasta integrale era considerato un sinonimo di alimento dietetico) e sembrava anche potesse “aggirare” il problema dei carboidrati (molto sentito) fra gli sportivi. Questa convinzione nasceva dal fatto che i media negli ultimi anni hanno focalizzato molto l’attenzione sul concetto che tutto quello che è prodotto a partire da materie prime meno raffinate e meno sottoposte a processi di lavorazione industriale fosse amico della salute ed anche della linea. E la farina integrale, quindi meno raffinata rispetto a quella usata tradizionalmente dall’industria alimentare, doveva rispondere a questa stessa esigenza e pressione del mercato che andava sempre più verso il mondo del bio e del “salutare”.

Ma cosa intendiamo effettivamente per farina integrale? Si tratta in pratica di un tipo di farina che ha subito meno “passaggi” (cd. cicli di lavorazione) rispetto a quelli necessari per produrre la farina di tipo 00, che è in assoluto la farina più raffinata esistente ed anche quella più usata perché si presta ad essere adattata a tutti i tipi di preparazione, dal dolce al salato, dai prodotti da forno alle panature.

Da cosa nasce l’idea che la farina integrale faccia male?

Da quanto accennato in precedenza è ovvio che venga spontaneo porsi la domanda “Se la farina integrale è una materia prima meno lavorata, meno trattata perché dovrebbe essere dannosa?” “C’è qualche fondamento scientifico alla base di questa teoria?”

Il concetto che i prodotti ottenuti dalla farina integrale potessero essere addirittura dannosi per l’organismo nasce fondamentalmente da due elementi:

  1. la presenza di un elemento chiamato acrilammide
  2. la natura stessa del metodo che porta alla formazione di questo tipo di farina

L’acrilammide è una sostanza prodotta dalla cottura di amidi contenenti zuccheri e un aminoacido chiamato asparagina (pane, pizza, patate, caffè, biscotti). Per quanto riguarda i farinacei un elemento chiaro della presenza dell’acrilammide sono le crosticine scure di pane, pizze, pasta al forno. Dagli studi fatti sembrerebbe che la cottura della crusca contenuta nelle farine integrali produca una quantità di acrilammide superiore a quella prodotta dalla cottura degli impasti ottenuti da farine raffinate.

L’acrilammide è una sostanza cancerogena (ciò significa che svolge un ruolo nello sviluppo dei tumori) e da questo nasce la convinzione che i prodotti integrali facciano male, ma è davvero così? La risposta a questa domanda ovviamente è NO perché come in tutte le cose a guidarci deve essere sempre il buon senso oltre che la conoscenza ed è sufficiente avere particolari accorgimenti durante la cottura per ridurre la produzione di acrilammide e tenerla nei livelli tollerati. Ad esempio per quanto riguarda pane e pizza l’importante è evitare che si “bruciacchino” troppo, si possono poi scegliere cotture più lunghe e a temperature più basse e una lievitazione più lunga; inoltre bisogna sottolineare che questo problema riguarda marginalmente la pasta data la modalità di cottura, e quindi dire che la pasta integrale è dannoso perché contiene molta acrilammide non è vero.

 

Veniamo ora ai problemi legati alla natura della lavorazione, questi sono legati al fatto che la crusca è il prodotto della macinazione della parte più esterna del chicco. Questo procedimento consente di ottenere un prodotto ad alto contenuto di fibre ma ha come effetto collaterale che parti dei fitofarmaci e degli antiparassitari presenti nelle coltivazioni possano andare a finire nella stessa farina integrale per via del fatto che questo proprio perché la parte più esterna del chicco è quella più soggetta a contaminazioni provenienti da fattori esterni. Ingerire costantemente quantità abbondanti di derivati di farine che presentano queste caratteristiche, potrebbe portare ad avere dei problemi al fegato, il quale risulterà provato dal continuo smaltimento delle suddette sostanze, di base tossiche per il nostro organismo. Proprio per questo motivo per gli alimenti ottenuti da farine integrali, ancor più che per gli altri, è d’obbligo controllare la provenienza e la filiera di produzione e scegliere il più possibile farine da agricoltura biologica in modo da ridurre al minimo l’esposizione a fitofarmaci.

Un altro grande problema che sta facendo nascere un po’ di diffidenza riguardo i prodotti integrali è quello legato alle cosiddette farine integrali artificiali, ebbene sì leggendo meglio le etichette molto spesso ci si imbatte nella dicitura “farina resa integrale” ma cosa significa? In che modo è possibile rendere integrale una farina?

Esistono diversi modi. Uno dei più diffusi è prendere della farina raffinata ed aggiungere artificialmente coloranti e fibre, creando così una farina “integrale” che sulla carta rispecchia tutte le caratteristiche che quest’ultima dovrebbe presentare. Peccato solo che per un piccolo problema, mangiare derivati di questa farina, come ad esempio la pasta, porterebbe ad un pericoloso aumento dell’indice glicemico a causa della presenza di farine estremamente raffinate. Non solo ma anche l’assunzione di una quantità eccessiva di crusca potrebbe determinare problemi soprattutto di natura intestinale creando problemi di irritazione delle mucose e stipsi.

In conclusione è consigliato assumere pasta integrale?

Ma quindi questa pasta integrale fa male o no?

Riprendendo una famosa locuzione latina “in medio stat virtus” si potrebbe affermare che il giusto sta nel mezzo nel senso che in campo alimentare, come in tutte le altre cose, è bene trovare il giusto equilibrio. In ogni caso possiamo dire che la pasta integrale non fa male, anzi ha innumerevoli benefici legati all’alto contenuto di fibre, proprietà utilissime per chi soffre di problemi metabolici quali diabete, dislipidemie, sovrappeso ed obesità.

Da leggere anche: Alimenti ricchi di fibre: quali sono i benefici?

Se poi sei alla ricerca di un’alternativa agli alimenti integrali puoi scegliere i cosiddetti alimenti funzionali di cui la pasta è probabilmente il capostipite.

Un esempio di pasta funzionale? La pasta Fibregold!

La pasta Fibregold è ottenuta da una miscela di semola di grano duro, amido resistente a farina di avena ricca di betaglucani, ha un basso indice glicemico (solo il 26%) ed un alto contenuto di fibre, ben il 17% di fibre. Queste caratteristiche la rendono senza dubbio l’alimento ideale per chi segue un regime nutrizionale sano ed equilibrato oltre che per chi ha problemi quali diabete, ipercolesterolemia e sovrappeso.

Non hai mai assaggiato Pasta Fibregold?

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Si consiglia di seguire un’alimentazione varia ed equilibrata,
associata ad uno stile di vita sano.

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