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Glifosato: il nemico della tua salute 

grano senza glifosato

Si sente parlare continuamente di glifosato e per molti versi ci sono ancora dubbi riguardo a questa sostanza. A cosa serve e perché il glifosato è così diffuso? Fa davvero male? Ci sono dei livelli ritenuti accettabili e “innocui” per l’organismo o è sempre dannoso?
Cercheremo di chiarire un po’ le idee su questo tema così scottante e così di moda.

Cos’è il glifosato e quali sono i suoi utilizzi?

Il glifosate, o più comunemente glifosato, è probabilmente il diserbante più usato al mondo sia in agricoltura che in giardinaggio e che negli ultimi anni è diventato il protagonista di tanti dibattiti perché si è scoperto che ha un potenziale effetto cancerogeno. Nel novembre 2017 la Commissione Europea è stata chiamata a decidere se bandire l’utilizzo di questo erbicida o no e, data la controversia ancora aperta, ha deciso di prorogare per altri 5 anni l’utilizzo di questa sostanza.

Ma perché il glifosato è così diffuso?

E’ così largamente utilizzato perché è uno degli erbicidi più efficaci oltre che più economici ma nel 2015 stando ad alcuni studi condotti dalla IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) sono emersi dei risultati un po’ “allarmanti” che hanno finito per collocare il glifosato nella lista delle sostanze “cancerogene”. Da qui è partita tutta una serie di indagini e di ricerche e alla fine l’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) ha affermato che entro certi livelli di esposizione il glifosato non è dannoso per l’uomo portandolo di fatto nella categoria delle sostanze “potenzialmente cancerogene” ma questo parere  non ha pienamente convinto l’opinione pubblica e la comunità scientifica per cui il dibattito è ancora aperto.

Il glifosato è una molecola sintetizzata negli anni ‘50 dall’industria Monsanto, il suo utilizzo risale però agli anni ‘70 quando si è scoperto che si tratta di un potente erbicida non selettivo cioè riusciva a distruggere indistintamente tutte le piante infestanti.

Il meccanismo d’azione del glifosate è il seguente: una volta spruzzato sui campi, prima della semina, viene assorbito dalle foglie (e più in generale dalla parte verde delle piante) e poi trasferito fino alle radici inducendo la pianta a morire nel giro di una decina di giorni. Inoltre sembrerebbe disperdersi nell’aria attraverso il vento e raggiungere le falde acquifere attraverso la pioggia.

Perché il glifosato fa male?

Negli anni, più volte il glifosate, era stato tenuto d’occhio come possibile sostanza dannosa ma gli studi avevano espresso tutti parere negativo ritenendolo “innocuo” per l’uomo, sempre che l’esposizione giornaliera non superi l’1,75 mg per ogni chilogrammo di peso corporeo. Nel 2015 però qualcosa è cambiato e sono emersi alcuni studi che invece mettono in relazione l’uso del glifosato con lo sviluppo di alcuni tumori del sangue, soprattutto il Linfoma non-Hodgkin (questo rischio aumenta vertiginosamente nei soggetti esposti al glifosato durante l’attività lavorativa, come gli agricoltori, perché l’esposizione è più prolungata se paragonata a quella della popolazione generale).

Secondo questi studi sembra infatti che il glifosato abbia la capacità di modificare il DNA non solo nelle cellule delle piante ma anche in quelle degli animali, compreso l’uomo. Sembra inoltre che gli effetti dell’esposizione al glifosato, specie se oltre i valori soglia, siano dannosi già dalla vita pre-uterina potendo interferire con il regolare sviluppo nonché con il normale funzionamento del sistema endocrino (l’apparato deputato al controllo ormonale). A livello endocrino, questa sostanza abbassa i livelli di testosterone, estrogeni e progesterone favorendo, sia nell’uomo che nella donna, una prevalenza estrogenica con rischio di femminilizzazione, effetti più evidenti quanto più precoce è l’età di esposizione, Quindi il glifosato oltre all’effetto cancerogeno sembrerebbe avere anche degli effetti dannosi non cancerogeni ma che comunque interferiscono con alcune funzioni fisiologiche fondamentali. Questi potenziali effetti dannosi sono ancora oggetto di studio pertanto il condizionale è d’obbligo, sono infatti necessari dei lunghi studi osservazionali per comprendere effettivamente quali siano effetti a lungo termine dell’esposizione al glifosato.

Glifosato: dove si trova?

Essendo uno degli erbicidi più usati al mondo, possiamo trovare il glifosato praticamente ovunque soprattutto in prodotti a base di cereali come il pane, la pasta, i prodotti da forno ma anche nella birra e nei prodotti di origine animale come carne, latte, formaggi (ottenuti da animali allevati con foraggio contaminato) e addirittura negli assorbenti e nei pannolini.

E’ quindi fondamentale conoscere sempre la provenienza dei prodotti che acquistiamo, specie di quelli che portiamo in tavola e come sempre il made in Italy è una garanzia dal momento che l’Italia è uno dei pochi paesi che ha deciso di assumere un atteggiamento precauzionale in attesa di dati certi relativi all’innocuità del glifosato.

In particolare nel nostro paese il glifosato può essere usato solo come diserbante pre-semina ma è assolutamente vietato il suo utilizzo sulle colture, in questo modo si riduce drasticamente il quantitativo di glifosato che residua sui prodotti al momento del raccolto. La cosa migliore comunque è scegliere sempre prodotti biologici o biodinamici certificati come il grano usato per la produzione della pasta Fibregold che è un grano glifosate free certificato. La nostra filosofia è infatti la tutela del consumatore soprattutto per quel che riguarda la sua salute, ecco perché per la nostra pasta abbiamo scelto di utilizzare esclusivamente farina di grano duro proveniente da agricoltura biologica certificata delle verdi colline irpine, per offrire sempre al consumatore una garanzia di qualità e sicurezza.

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Leggi anche: Pasta Fibregold: la pasta buona che fa bene

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