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Betaglucani: cosa sono e perché fanno bene | Fibregold

vassoio con avena ricca di betaglucani

In questo articolo cerchiamo di far conoscere meglio i betaglucani: cosa sono, dove si trovano e perché sono così importante per la nostra salute?

Cosa sono i Betaglucani e dove si trovano?

I betaglucani appartengono alla famiglia dei polisaccaridi, sono cioè dei carboidrati complessi costituiti da molecole di glucosio tenute insieme da legami chimici che gli enzimi digestivi non riescono a scindere completamente perciò sono delle fibre indigeribili.

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I betaglucani sono presenti in molti alimenti come la crusca, l’avena, l’orzo, i funghi e le alghe; inoltre li troviamo nella parete cellulare di alcuni microrganismi appartenenti alla famiglia dei lieviti come i Saccaromyces cerevisiae (cioè il comune lievito).

Non tutti i betaglucani sono uguali, infatti l’origine diverse si riflette anche in una diversità di funzione e di benefici apportati all’organismo di chi li assume:

  • i betaglucani derivati dall’avena sono quelli che hanno le più spiccate proprietà modulatrici sui livelli di colesterolo e glucosio nel sangue. I betaglucani sono concentrati soprattutto nella parte esterna del chicco di avena, parte da cui si ottiene la crusca che, a differenza della crusca ottenuta da altri cereali, è praticamente insapore e molto meno coriacea per cui è molto più “tollerata” anche da chi non ama gli alimenti integrali.
  • i betaglucani dell’orzo e del lievito di birra sono particolarmente indicati per “rinforzare” il sistema immunitario ed agiscono in misura minore, rispetto a quelli dell’avena, sull’assorbimento del colesterolo.
  • i betaglucani derivati dai funghi (specie il fungo Reishi, il fungo Shiitake, il fungo Maitake o imperiale e il fungo Matsutake o fungo d’oro) hanno principalmente azione preventiva sullo sviluppo del cancro del colon.

Perché si usano i Betaglucani?

In ambito nutrizionale i betaglucani sono consigliati perché hanno 3 funzioni importantissime e cioè quella:

  1. ipocolesterolemizzante: cioè ridurre la concentrazione di colesterolo nel sangue, nel senso che i betaglucani riescono a modulare l’assorbimento dei grassi assunti con la dieta. In pratica una volta raggiunto l’intestino, i betaglucani formano, insieme al cibo, una massa molto viscosa capace di intrappolare le molecole di colesterolo riducendone l’assorbimento. Questo contribuisce anche ad aumentare ed ammorbidire (grazie all’assorbimento di acqua) la massa fecale prevenendo la stipsi.
  2. ipoglicemizzante: questa funzione, cioè abbassare la concentrazione di glucosio nel sangue, si esplica con lo stesso meccanismo visto per il colesterolo.
  3. immunomodulatoria: questi polisaccaridi sono capaci di attivare i macrofagi, cioè una sottocategoria di globuli bianchi, in maniera equilibrata nel senso che non innescano una risposta spropositata e quindi potenzialmente lesiva per l’intestino. I macrofagi riescono così a fagocitare (cioè intrappolare e distruggere) i microrganismi patogeni.

Inoltre non va sottovalutato il forte potere saziante che hanno i betaglucani, così come le altre fibre, e questa proprietà può essere sfruttata a vantaggio di chi segue una dieta volta alla perdita di peso.

Ma vediamo più nel dettaglio quali e quanti sono i benefici derivanti da un consumo abituale di betaglucani:

  • migliora il profilo lipidemico (cioè la concentrazione di grassi nel sangue) soprattutto per quel che concerne il rapporto colesterolo buono/colesterolo cattivo;
  • stando a una metanalisi pubblicata sull’American Journal of Nutrition, assumendo betaglucani quotidianamente si ha una riduzione di quasi il 10% dei livelli di colesterolo nel sangue;
  • migliora la risposta delle cellule all’insulina, prevenendo il rischio di insulino-resistenza tipico dei soggetti in sovrappeso con tendenza ai depositi adiposi addominali. Questa funzione si traduce in un miglior profilo glicemico con picchi post-prandiali più controllati;
  • hanno attività prebiotica cioè favoriscono la proliferazione della flora batterica intestinale (soprattutto lattobacilli e bifidobatteri);
  • aumentano il senso di sazietà;
  • hanno effetto protettivo sulle cellule intestinali offrendo un valido aiuto nella prevenzione dell’insorgenza delle malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI);
  • modulano la secrezione dei peptidi gastrointestinali e soprattutto diminuiscono la secrezione di grelina che è considerato l’ormone che stimola l’appetito.

Riguardo alle “dosi” giornaliere consigliate, l’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) consiglia, per trarre il massimo beneficio da queste sostanze, di assumerne 3 gr al giorno di betaglucani da orzo o avena. Per chi preferisse assumere i betaglucani sotto forma di integratori la cosa migliore sarebbe prendere una compressa 15-20 minuti prima di pranzo e prima di cena ma data la varietà di alimenti in cui possiamo trovarli è sempre meglio prediligere  l’apporto tramite gli alimenti.

Proprio a questo proposito è importante sapere che una porzione da 100g di pasta Fibregold fornisce 3g di Betaglucani!

Ovviamente perché i betaglucani siano efficaci è necessario che si corregga anche lo stile di vita puntando soprattutto sull’incremento dell’attività fisica e sull’adozione di una dieta varia ed equilibrata, ciò significa che non bastano 3 gr di betaglucani dell’avena da soli per ridurre l’ipercolesterolemia e migliorare l’efficienza del sistema cardiovascolare.

Ci sono controindicazioni ed effetti collaterali legati all’uso dei betaglucani?

Come linea di indirizzo generale, non esistono controindicazioni specifiche all’utilizzo dei betaglucani salvo una personale ipersensibilità al principio attivo a alle fonti di estrazione. Si tratta quindi di sostanze ben tollerate che possono avere, in alcuni soggetti predisposti, dei lievi effetti collaterali a livello gastro-intestinale quali meteorismo, flatulenza e dolori crampiformi. I betaglucani devono essere assunti con cautela da soggetti affetti da sindrome del colon irritabile o altre patologie a carico dell’apparato gastro-intestinale o in pazienti recentemente sottoposti a interventi di chirurgia intestinale maggiore (es. per k colon, specie nei portatori di stomie) che potrebbero non trarre beneficio dall’eccesso di fibre nell’alimentazione.

Riguardo invece alle interazioni farmacologiche al momento non sembrano essercene di documentate ma ovviamente è sempre opportuno, per chi utilizza gli integratori, non assumerli contemporaneamente agli altri farmaci ma distanziare le somministrazioni di almeno una trentina di minuti perché potrebbero comunque interferire con l’assorbimento e di conseguenza con la biodisponibilità del principio attivo.

Si consiglia di seguire un’alimentazione varia ed equilibrata,
associata ad uno stile di vita sano.

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