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Diabete: quali sono le possibili complicanze? | Fibregold

misurazione della glicemia

Abbiamo già parlato del diabete e dell’alimentazione più adatta per i pazienti con iperglicemia nell’articolo l’alimentazione nel paziente diabetico ma quali sono le complicanze di un diabete scompensato? In quanto tempo insorgono queste complicanze? Le complicanze sono più frequenti nel diabete di tipo 1 o in quello di tipo 2?

Complicanze del diabete: facciamo chiarezza

Le complicanze del diabete insorgono solitamente molti anni dopo l’insorgenza della malattia e sono legate in linea di massimo alla persistenza di valori alterati della glicemia (il cosiddetto diabete scompensato).

Le complicanze della malattia sono molto più frequenti nel diabete di tipo 2 rispetto a quello di tipo 1 probabilmente perché l’esordio è molto più insidioso per cui il paziente può avere per molti anni un diabete di tipo 2 scompensato senza che presenti alcun sintomo e quindi senza che riesca a mettere in atto nessuna terapia specifica.

Dagli studi osservazionali sulla popolazione diabetica è emerso che nella maggior parte dei pazienti le complicanze fanno il loro esordio dopo 10-15 di malattia, però ovviamente non è una regola che vale per tutti i pazienti infatti ce ne sono alcuni in cui non compaiono mai e sono quei pazienti che riescono a tendere i valori della glicemia entro un range accettabile senza grosse oscillazioni.

Tutti gli organi sono potenziali bersagli delle complicanze del diabete ma quelli più frequentemente interessati sono gli occhi, i reni, il sistema cardiovascolare e il sistema nervoso. Come linea generale le complicanze possono essere distinte in complicanze microangiopatiche e complicanze macroangiopatiche.
Ma vediamo di capire meglio di cosa si tratta.

La microangiopatia diabetica: cos’è?

E’ chiamata così perché è una complicanza che interessa i piccoli vasi sanguigni, cioè i capillari, esplicando il suo maggior impatto lesivo a carico dei reni (nefropatia diabetica), degli occhi (retinopatia diabetica) e del sistema nervoso (neuropatia diabetica).

Sembra che alla base dell’insorgenza dei danni a carico dei capillari ci sia una reazione chimica che si verifica tra le molecole di glucosio e alcune proteine presenti sulla parete dei vasi sanguigni che determina un processo di ispessimento e di aumento della rigidità del vaso stesso con conseguente riduzione del flusso sanguigno e di riflesso dell’ossigenazione dei tessuti. L’esordio precoce e la gravità delle complicanze microangiopatiche sono strettamente correlate al persistere di uno scarso controllo glicemico.

1.Nefropatia diabetica: il rene è provvisto di una fittissima rete di vasi capillari che hanno l’aspetto di un gomitolo, il cosiddetto glomerulo renale che svolge la delicatissima e importantissima funzione di filtrare il sangue al fine di eliminare le sostanze potenzialmente dannose. Nel diabetico i capillari del glomerulo renale nel tempo tendono ad ispessirsi ed indurirsi, è così che si ha l’innesco del danno renale che decorre in maniera silente anche per molti anni ma avvia lentamente il paziente verso l’insufficienza renale. Nei paesi industrializzati la nefropatia diabetica è la principale causa di danno renale e quando la funzione renale è irrimediabilmente compromessa si ha la necessità di ricorrere alla dialisi oppure al trapianto renale. Il danno renale è più rapido se al diabete si associano altri fattori di rischio quali: fumo di sigaretta, ipertensione arteriosa, obesità, dislipidemia.

Vuoi sapere come controllare la dislipidemia con l’alimentazione? Leggi l’articolo: Dieta per il colesterolo alto.

2Retinopatia diabetica: compare solitamente un po’ più tardi rispetto alle altre complicanze microangiopatiche ed è dovuta all’interessamento dei piccoli capillari retinici che in seguito al danno vanno incontro alla formazione di piccoli aneurismi che possono rompersi dando luogo ad emorragie retiniche anche molto frequenti. Anche in questo caso, almeno in fase iniziale, il paziente non avverte nessun sintomo, neanche lievi disturbi del visus. La retinopatia diabetica decorre, infatti, in due fasi una detta semplice o non proliferante e l’altra proliferante. Quella semplice è in pratica lo stadio iniziale caratterizzato dalla formazione dei microaneurismi mentre nella fase proliferante si aggiunge l’ischemia a cui vanno incontro alcuni distretti retinici ma il sintomo caratteristico è la formazione di nuovi capillari (perciò fase proliferativa) che, per un meccanismo di compenso, dovrebbero sostituire i vasi occlusi. I capillari neoformati sono però molto più fragili per cui si rompono con estrema facilità portando alla formazione di tessuto cicatriziale che a lungo andare determina un difetto visivo irreparabile. La retinopatia è tra le principali cause di cecità nella fascia di età tra i 50 e i 70 anni ma per fortuna la maggiore attuazione di screening per la diagnosi precoce (è sufficiente un esame periodico del fondo oculare!) e i percorsi terapeutici sempre più efficaci hanno reso questa eventualità un po’ più rara rispetto agli anni passati.

3. Neuropatia diabetica: il meccanismo di base è sempre le stesso cioè la glicazione delle proteine presenti sulle pareti dei capillari che assicurano il nutrimento ai nervi periferici. I sintomi della neuropatia variano in relazione al distretto corporeo interessato e al fatto se il danno è a carico di un unico nervo (mononeuropatia, che è una condizione estremamente rara) o di più nervi (polineuropatia). I sintomi possono riguardare sia la componente motoria del nervo che quella sensitiva (condizione quest’ultima molto più frequente) ma nella maggior parte sono compromesse entrambe le funzioni. Come linea generale i sintomi da neuropatia a prevalente componente sensitiva sono: formicolii e intorpidimenti, alterazioni della sensibilità termica con bruciori persistenti, difficoltà a mantenere l’equilibrio, invece quelli motori sono essenzialmente: spasmi o crampi muscolari, difficoltà prensile, debolezza muscolare.

4. Ulcera diabetica: è un’altra complicanza temibile del diabete, si manifesta con una lesione con scarsa tendenza alla guarigione. E’ una complicanza cosiddetta di confine tra micro- e macro- angiopatia e si manifesta soprattutto a carico del piede e degli arti inferiori. Solitamente il meccanismo scatenante è un piccolo trauma, a volte anche di lieve entità come un semplice sfregamento che determina una lacerazione della cute che non guarisce spontaneamente ma tende a diventare sempre più profonda portando, nei casi estremi, all’amputazione del distretto interessato (di solito uno o più dita del piede).

La macroangiopatia diabetica, sintomi e rischi

medico e paziente diabetico a colloquio

Fino al 70-80% dei pazienti diabetici muore a causa di una malattia coronarica e il meccanismo scatenante è da ricercare proprio nella macroangiopatia diabetica. Con questo termine intendiamo un danno a carico delle arterie di grosso e medio calibro come le carotidi, le femorali, l’aorta, le coronarie, ecc.

Questi vasi sanguigni vanno incontro a un processo di aterosclerosi (cioè di ispessimento e di indurimento) molto più rapidamente di quanto non avvenga nel resto della popolazione, specie se non esposta ad altri fattori di rischio. In questi vasi sanguigni “più rigidi” si ha anche una maggiore predisposizione al deposito di colesterolo con tendenza alla formazione di placche che restringono ulteriormente il lume delle arterie creando un ostacolo alla normale circolazione del sangue in un determinato distretto corporeo.

I sintomi della macroangiopatia diabetica, molto più frequenti nel diabete di tipo 2 per l’inevitabile coesistenza di altri fattori di rischio (dislipidemia, ipertensione arteriosa), sono ovviamente dipendenti dal distretto interessato ma nella maggior parte dei casi si manifestano con danni a carico del circolo coronarico (cardiopatia ischemica, angina, infarto miocardico) e di quello carotideo (ictus cerebrale).

 

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Si consiglia di seguire un’alimentazione varia ed equilibrata,
associata ad uno stile di vita sano.

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