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L’alimentazione corretta nella dieta per diabetici | Fibregold

esame glicemia per diabetici

Il diabete si combatte prima di tutto a tavola…sembrerà un’esagerazione ma è proprio così, il primo step nella terapia del diabete mellito di tipo 2 è la dieta dove per dieta non intendiamo necessariamente un regime nutrizionale restrittivo ma semplicemente una corretta alimentazione con la giusta combinazione dei cibi.

Cos’è il diabete mellito?

Il diabete mellito è una malattia cronica sempre più diffusa nel mondo occidentale e rientra nel gruppo delle malattie metaboliche. Il segno cardine del diabete è l’aumento della concentrazione di glucosio (cioè di zuccheri) nel sangue, la cosiddetta glicemia. Il mantenimento dei livelli ottimali di glucosio nel sangue è regolato dall’azione di alcuni ormoni, primo fra tutti l’insulina perciò l’aumento della glicemia dipende essenzialmente da due fattori:

  • ridotta o assente produzione di insulina che è l’ormone che nell’organismo regola la glicemia, in questo caso parliamo di diabete mellito di tipo 1
  • ridotta capacità dell’organismo di utilizzare l’insulina che produce (la cosiddetta resistenza insulinica), caratteristica tipica del diabete di tipo 2.

Come linea generale, per la diagnosi di diabete ci si basa sulla presenza di una di queste condizioni:

  • glicemia a digiuno superiore a 126 mg/dl (i valori medi considerati normali sono intorno a 100 mg/dl)
  • glicemia 2 ore dopo l’assunzione di una dose prestabilita di glucosio maggiore di 200 mg/dl
  • sintomi di diabete cioè poliuria (aumento della frequenza minzionale), polidispia (aumento della sete) o perdita di peso (senza dieta) associati a un riscontro occasionale.

Diabete di tipo 1 e di tipo 2 sebbene si manifestino con lo stesso segno clinico hanno, come abbiamo visto, origine e caratteristiche diverse.

Il diabete di tipo 1 è tipico dell’età giovanile (insorge solitamente entro i 30 anni) e si caratterizza per la totale (o quasi) carenza di insulina legata ad un’alterazione del pancreas, che è l’organo in cui questo ormone viene prodotto. In questo caso l’unica terapia possibile è la somministrazione di insulina per via iniettiva.

Il diabete di tipo 2 ha invece insorgenza in età adulta e risente notevolmente della predisposizione familiare oltre che dello stile di vita, è infatti tipico dei soggetti obesi nei quali il deposito di grasso a livello addominale innesca una condizione di insulino-resistenza per cui, nonostante l’organismo produca l’ormone in quantità sufficiente, questo non riesce comunque a mantenere i valori glicemici entro i valori normali. In questo tipo di diabete quindi non è sempre indicata la somministrazione di insulina e la correzione dello stile di vita, volto fondamentalmente alla perdita di peso, riesce a dare risultati brillanti.

Livelli molto alti di glicemia devono assolutamente essere corretti, in primis con l’introduzione di un corretto stile (alimentazione e lotta alla sedentarietà) e laddove questo non fosse sufficiente si dovrà ricorrere alla terapia farmacologica. Abbassare la glicemia significa ridurre notevolmente il rischio che si sviluppino le temibili complicanze del diabete che ha ripercussioni su tutti gli organi, tanto che ultimamente quando si parla di diabete si preferisce considerarlo una sindrome (un insieme di sintomi) piuttosto che una malattia.

Diabete e rischio cardiovascolare

Fibre nella dieta per diabetici

Tra le più importanti complicanze del diabete ci sono quelle a carico di cuore a vasi sanguigni tanto che questa malattia è considerata un importante fattore di rischio cardiovascolare.

Le complicanze vascolari si dividono in due categorie:

  • microangiopatiche: sono le complicanze che si manifestano a carico dei piccoli vasi sanguigni soprattutto dei reni (nefropatia diabetica), degli occhi (retinopatia diabetica), dei piccoli vasi sanguigni del sistema nervoso periferico (neuropatia diabetica). Rientra tra le complicanze microangiopatiche anche l’ulcera diabetica.
  • macroangiopatiche: riguardano i grossi vasi sanguigni nei quali si innesca un processo di “invecchiamento precoce” a seguito del quale l’aterosclerosi (cioè l’indurimento delle pareti dei vasi sanguigni) tipico dell’età avanzata si verifica molto più precocemente.

La macroangiopatia diabetica, ancor più della microangiopatia, è alla base dell’aumento del rischio cardiovascolare di questi pazienti, rischio che si manifesta con una più elevata probabilità di avere nel corso della propria vita una patologia cardiovascolare (ictus cerebrale, coronaropatie, angina pectoris, infarto del miocardio, arteriopatia periferica).

Cos’è l’indice glicemico e perché è importante nella dieta per diabetici?

L’indice glicemico (IG) degli alimenti è un indicatore sempre più utilizzato nella dieta del paziente diabetico, indica praticamente la velocità con la quale aumenta la glicemia (cioè il contenuto di glucosio nel sangue) dopo l’assunzione di una quantità di alimento contenente 50 gr di carboidrati. Il valore ottenuto dovrà poi essere confrontato con uno standard di riferimento rappresentato da 50 gr di glucosio (o anche di pane bianco) che ha un indice glicemico di 100. Ciò significa che se un alimento ha un indice glicemico di 70 significa che farà aumentare la glicemia del 70% rispetto al valore ottenuto assumendo 50 gr di glucosio. Nel diabetico è importante scegliere alimenti a basso indice glicemico per evitare picchi importanti della glicemia. I cibi con indice glicemico più alto sono anche quelli che vengono digeriti più in fretta e quindi danno senso di sazietà per meno tempo. L’indice glicemico degli alimenti risente di particolari fattori come ad esempio:

  • il grado di maturazione della frutta, più un frutto è maturo maggiore sarà il suo indice glicemico;
  • la varietà: l’esempio classico è quello delle mele infatti l’indice glicemico di una Granny Smith (la mela verde) è molto più basso rispetto a quello di una Stark Delicious (la mela rossa per eccellenza);
  • il formato della pasta;
  • il grado di cottura degli alimenti: soprattutto per quanto riguarda la pasta l’indice glicemico è minore nella pasta al dente;
  • il contenuto in fibre: maggiore sarà il quantitativo di fibre minore sarà l’indice glicemico;
  • gli altri alimenti che compongono il piatto.

Le fibre nella dieta del paziente diabetico

Le fibre sono un elemento fondamentale per la dieta del paziente diabetico perché rallentano e diminuiscono l’assorbimento di zuccheri a livello intestinale, a questo poi dobbiamo aggiungere anche il fatto che molto spesso i pazienti con diabete di tipo 2 sono anche dislipidemici (cioè hanno alti valori di colesterolo nel sangue) e quindi assumere carboidrati ricchi di fibre (specie quelle che “gelificano” come i betaglucani della pasta Fibregold) riduce anche l’assorbimento di grassi.

Inoltre gli alimenti ricchi di fibre hanno anche il grosso vantaggio di mantenere più a lungo il senso di sazietà, elemento da non sottovalutare dato che i diabetici (quelli di tipo 2) sono dei “mangioni” per antonomasia.

Fino a qualche tempo fa si pensava che i diabetici dovessero dire addio definitivamente ai carboidrati ma in realtà devono solo fare attenzione al tipo di carboidrati che assumono; quindi scegliere un buon piatto di pasta ricca di fibre, come la pasta Fibregold, non potrà che far bene a corpo e mente perché appagherà la voglia di carboidrati senza creare picchi glicemici importanti.

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Si consiglia di seguire un’alimentazione varia ed equilibrata,
associata ad uno stile di vita sano.

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